RIFLESSIONI SUL REDDITO DI CITTADINANZA

 

 

 

RIFLESSIONI SUL REDDITO DI CITTADINANZA

 

Nel 2017 gli Stati Uniti d’America erano in piena crisi economica.

Una crisi profonda accentuata dai famosi mutui sub-prime.

Il Governo cercò tra le tante soluzioni da applicare di salvare immediatamente i posti di lavoro e le case degli americani. Immediato fu l’intervento del FED (Federal Reserve, corrispondente della nostra Banca d’Italia o alla BCE), che iniettò liquidità a favore delle imprese per non bloccare  il ciclo produttivo.

In Europa e di conseguenza in Italia, la liquidità è stata dirottata alle Banche. Le Banche, con i soldi che dovevano finire sul Mercato per sostenere le imprese e di conseguenza il ciclo produttivo, hanno rimesso a posto i propri bilanci proteggendosi dalla crisi di sistema, legato ai famosi Titoli del secondo mercato e derivati cosiddetti “infettati”.

Il Governo attuale ha avuto il coraggio di sfidare la UE, sul livello di indebitamento, livello superato già da Germania e Francia. Quello che non convince l’Europa ed anche noi, è la tipologia di indebitamento scelto e soprattutto le caratteristiche delle misure che si vogliono attuare.

In merito al Reddito di Cittadinanza, riteniamo sia un grave errore dirottare somme per sostenere chi non ha un lavoro. La solidarietà verso chi vive in uno stato di disagio, va perseguita con fermezza, ma per aiutare chi sta peggio bisogna investire nel ciclo produttivo, salvando i posti di lavoro, dando liquidità alle PMI.

Come? Con una logica di premialità verso i più meritevoli.

L’Italia deve entrare nella logica che chi è capace deve essere premiato e non “perseguitato”.

Prendiamo il Redditometro che attualmente risulta essere uno strumento di  controllo e restrizioni, trasformiamolo in uno strumento di premialità.

Proviamo a pensare che tutte quelle aziende che dichiarano il minimo previsto da redditometro, ricevono una premialità in termine di abbattimento delle tasse e defiscalizzazione verso assunzioni e che il contributo per reddito di cittadinanza va verso queste aziende che sono obbligate ad assumere in un Albo speciale di disoccupati.

Proviamo a pensare che se un’azienda più dichiara  riceve maggior premialità e non aumento della pressione fiscale. Su queste basi vuoi scommettere che la Comunità Europea ci accetta lo sconfinamento del 2,4%?

E’ arrivato il momento di finirla di parlare alle pance degli italiani. Il 58,4% dei lavoratori è personale di aziende fino a 20 dipendenti. I fatti sono questi. I fatti dicono che il  60% del ciclo produttivo è sostenuto dalle PMI.

Per salvare il ciclo produttivo prima le PMI.

Rivoluzioniamo il sistema.

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